Posto-Perché-Valgo-Come-Ti-Smonto-Effetto-Loreal

Abbiamo davvero bisogno che qualcuno ci guardi vivere le nostre vite, per capire che lo stiamo facendo per davvero? Io credo di no, ma se tu non sei d’accordo potresti essere sotto l’Effetto L’Oréal.

Non googlarlo, non servirebbe: è solo un’espressione carina che mi è venuta in mente per rendere quella smania di postare la qualunque, “perché io valgo (ed è giusto che anche gli altri lo sappiano)”.

Piaceri e Dispiaceri dell’Essere Social

Sì, lo so che è un discorso che fa poco social media cosa e molto pseudo-filosofa, ma più mi addentro in questo universo, più sviluppo una sorta di odio-amore per i social network. Quando penso a questo rapporto conflittuale, nella mia testa parte un racconto in stile “Il Favoloso Mondo di Amélie”. Se non hai visto il film te lo consiglio, viceversa: hai presente la scena dei “piccoli piaceri e dispiaceri della vita“? Ecco, quella! Io immagino questa voce narrante in sottofondo, che racconta cosa mi piace e non mi piace dei social e l’Effetto L’Oréal non mi piace affatto.

Sapevi che lo slogan “Perché Io Valgo” (“Because I’m Worth It”) è stato creato da una pubblicitaria di appena 23 anni? Dubito che la giovane Ilon Specht volesse trasmettere il messaggio “valgo perché ho dei bei capelli”, quando nel 1971 lo ideò per promuovere le (costose) tinte “Préference” di L’Orèal. Piuttosto: “mi voglio bene e so come prendermi cura di me nel migliore dei modi e con il prodotto giusto, non importa quanto sia caro”.

Bellezza è sentirsi bene nella propria pelle, amarsi e aver cura di sè dentro e fuori, solo così quel “Io Valgo” può essere un input positivo, un gradino in più verso quel traguardo personale che è la conquista dell’autostima.

Posto, Quindi Valgo

Quello che vedo ogni giorno sui vari social (Instagram su tutti) è un Effetto L’Orèal mal recepito, assimilato nella sua componente più superficiale. Leggo di influencer sul lastrico, indebitati fino al collo perché i follower si aspettavano outfit diversi ogni giorno e location da sogno. Ma non è necessario guardare così lontano per rendersi conto di quanto i social siano diventati terreno fertile per l’egocentrismo più sfrenato di chi, non sa vivere senza un voyeur che lo faccia sentire considerato.

Non importa se in bene o in male, ciò che conta è che dall’altra parte ci sia qualcuno a cui dimostrare che “io ci sono e valgo”.

È la fiera dell’apparire: organizzata, finanziata e gestita da noi! Credi che Chiara Ferragni sarebbe arrivata dove è ora, se avessimo avuto di meglio da fare che cuorare e commentare le sue mise esclusive? E che dire della tua compagna secchiona? Quella tutta ciccia e brufoli, che sbeffeggiavi da piccolo e che ora non perde occasione per ribadire al mondo che c’è (si è fatta bella) e vale? E mi taccio, perché non voglio addentrarmi nella questione “foto dei minori sui social”, ma dico soltanto che una volta diventare mamma “dentro” bastava e avanzava. Insomma, lavorare su e con i social non significa, necessariamente, condividerne a pieno lo spirito e le dinamiche. 

Come Smontare l’Effetto L’Orèal? Basta una Lavata di Testa

Supponiamo che tu abbia deciso di partire per una meta esotica, pensi che riusciresti a goderti il viaggio anche se dimenticassi lo smartphone a casa? Probabilmente no, perché siamo tutti un po’ affetti dalla Sindrome del “Fuori dal Quadro”: a noi le cose piace vederle dall’esterno, piuttosto che viverle in prima persona, anche mentre accadono!

Di recente mi è stato affidato il presidio social di alcuni eventi, in pratica, mi occupo di raccontare sui social quanto accade e sai qual è la cosa stranissima? Una volta a casa, quando controllo i post pubblicati su Facebook e Instagram mi rendo conto che “non ero lì”, non come avrei voluto. Tutto bene se succede per lavoro, ma non posso non chiedermi a quante persone questo accada più o meno ogni giorno.

La domanda è: ne vale davvero la pena? Io non credo ed è per questo che mi sono data poche, semplici Regole per Smontare l’Effetto L’Orèal. Da’ loro uno sguardo, magari potrebbero tornare utili anche a te!

  1. Quando stai per postare domandati sempre: “a chi interessa davvero?”. Noterai che raramente la risposta è “a tutti i miei follower/amici” e questo vale tanto per le persone, quanto per i brand.
  2. Vivi il presente, vedrai che è molto meglio che “congelarlo” in un post.
  3. Riscopri la donna (o l’uomo) del sud che è in te. Senza nulla togliere a chi vive al nord, ma qui al sud abbiamo un modo tutto nostro di affrontare le cose belle: non le diciamo, perché se no ci adocchiano. Se usate a fin di bene, sono ok anche le credenze popolari.
  4. Gli status symbol lasciali a chi ne ha bisogno. L’altro giorno mi hanno passato un iPhone per fare delle foto a distanza ravvicinata e in condizioni di luce ottimali. A quanto pare il mio Samsung Galaxy A3 faceva poco social media cosa, perché altrimenti non si spiega. Non sono gli oggetti di cui ti circondi a dire chi sei e se lo fanno è perché parlano alle persone sbagliate.
  5. Ogni tanto, fatti un Social Detox! Sparisci, fai perdere le tue tracce per almeno 24 ore. È un buon modo per disintossicarsi dal social sharing continuo e poi, chi fugge non vince solo in amore.

Come vedi, al momento la mia lista di buone pratiche è piuttosto corta, ma si accettano suggerimenti nei commenti a questo post! Chi non commenta “non vale”, ma che te lo dico a fare? 😉

Posto “Perché Io Valgo”: Come Ti Smonto l’Effetto L’Orèal

2 pensieri su “Posto “Perché Io Valgo”: Come Ti Smonto l’Effetto L’Orèal

  • 23 marzo 2018 alle 10:40
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    Ieri mattina stavo camminando per dirigermi verso il mio studio, armato, come al solito, di telefono e cuffie per ascoltare un po’ di musica. Strada facendo, e non mi riferisco alla canzone, un ragazzo mi ferma e mi chiede se ho da accendere. Tolgo le cuffie, gli porgo l’accendino, lui accende la sigaretta, grazie, buona giornata e rimetto le cuffie. Non faccio neanche 10 metri ed un signore sulla cinquantina si mette a parlare con me. Sfilo nuovamente le cuffie e lui mi dice: se fumi dovresti avere anche l’accendino, non credi? Lo guardo, accenno un sorriso di circostanza e vado avanti. Per tutto il resto della giornata non ho fatto altro, si fa per dire, che pensare a quanto era successo.

    Ecco a mio avviso cosa è successo e cosa avviene quasi tutti i giorni a parecchi di noi.

    Ci facciamo troppo i caxxi degli altri perché lo abbiamo sempre fatto e ci piace pure!
    Però non analizziamo mai il contesto nel quale il fatto nasce, cresce e muore. Siamo permeati dal nostro egocentrismo da millenni ed i social hanno solo contribuito ad ampliare la portata del nostro “io valgo”, che a volte mette in risalto anche la nostra latente ignoranza, aiutandoci a creare quello di cui tutti abbiamo bisogno, quei 15 minuti di popolarità tanto cari ad Andy Warhol.

    Tanti anni fa l’uomo raccontava la sua vita e le sue storie disegnandole sulla roccia. Noi lo facciamo su una roccia virtuale. Abbiamo bisogno di comunicare, fa parte di noi.

    Ti faccio un paio di domande: la comunicazione, la nostra, va in qualche modo dosata? A chi spetta dosarla? A noi stessi, ad altri? La conoscenza e monotona? Cosa è conoscenza? Cosa è comunicazione?

    Ciao e buon fine settimana.

    P.s.: il tuo articolo è conoscenza? Secondo te la tua analisi può servire a qualcuno? Si può definire comunicazione?

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    • 23 marzo 2018 alle 11:59
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      Ciao Pierpaolo, il mio post non ha una valenza informativa (capirai, ho scoperto l’acqua calda!). Vuole, semplicemente, essere una riflessione (si spera) “partecipata”.
      Potevo lasciarla in bozze, ma poi ho pensato che condividerla avrebbe fatto riflettere anche altri. Sarà la formazione umanistica o il mio essere donna, ma se domani avessi un figlio vorrei educarlo a un uso consapevole dei social.

      Tu mi parli di “comunicazione”, “conoscenza” ma questo è il lato buono! La mia “analisi” (se la vuoi definire così) riguarda il “brutto” (almeno per me).

      “Siamo permeati dal nostro egocentrismo da millenni ed i social hanno solo contribuito ad ampliare la portata del nostro “io valgo”, che a volte mette in risalto anche la nostra latente ignoranza, aiutandoci a creare quello di cui tutti abbiamo bisogno, quei 15 minuti di popolarità tanto cari ad Andy Warhol.”
      Sono d’accordo, ma ti ricordo che i “dietro le quinte” della nostra storia sono piuttosto affollati. Chiaramente, non tutti vivono per quei 15 minuti.

      Un saluto!

      Rispondi

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